Sentenza  N. 02481/2017 del Consiglio di Stato: Pieno avallo al metodo tariffario idrico.

Il Consiglio di Stato (CdS) ha posto la parola “fine” alle incertezze che aleggiavano intorno alla regolazione tariffaria del Servizio Idrico Integrato messa a punto dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico.

Si ricorda che il motivo principale del ricorso avanzato dalle associazioni dei consumatori era imperniato sulla tesi che, con riguardo alla copertura del costo di capitale investito, l’intervento di AEEGSI avesse reintrodotto in maniera surrettizia, sotto diversa forma (oneri finanziari), il criterio di “adeguatezza della remunerazione del capitale” sancito nel Codice dell’Ambiente (art. 154, comma 1, d.lgs. n. 152/2006) prima della sua abrogazione con il referendum del giugno 2011.

Con la sentenza appena emessa, il CdS ha respinto su tutta la linea i ricorsi presentati dalle associazioni dei consumatori contro le sentenze del TAR Lombardia, che avevano già avallato il metodo tariffario idrico per gli anni 2012 e 2013.

Con la sentenza il CdS ribadisce che le associazioni ricorrenti hanno confuso il concetto di «copertura integrale dei costi», prevista anche dall’ordinamento comunitario e confermata dal referendum, con quello di «adeguata remunerazione» del capitale, che presuppone un riconoscimento certo e predeterminato per gli operatori economici di una remunerazione del proprio investimento, come il famoso 7% annuo assicurato dal vecchio Metodo Normalizzato.

Il nuovo metodo tariffario risponde e sostanzia lo spirito referendario del 2011, perché sostituisce a remunerazione fissa e garantita (una sorta di rendita) un costo finanziario standard che dipende dai tassi di mercato pagati da attività prive di rischio e da un premio per la rischiosità specifica degli investimenti nel settore idrico.

Una remunerazione “congrua”, coerente con la provvista finanziaria per fare gli investimenti. Un tasso “giusto” e equo: non un basis point in più, non uno in meno.

E’ bene precisare che il ricorso, anche se perimetrato al solo periodo regolatorio 2012-2013, avrebbe avuto effetti a cascata sulle tariffe applicate fino ad oggi, alla luce del fatto che i successivi aggiornamenti della regolazione tariffaria effettuata da AEEGSI hanno continuato a mantenere i medesimi criteri introdotti con il primo intervento.

Ciò che ribadisce il CdS assume un connotato ancor più significativo dal momento che la stessa istituzione ha emesso la sua sentenza di bocciatura in forza dei risultati di una consulenza tecnica d’ufficio cui era stato demandato il compito di verificare l’attendibilità e ragionevolezza tecnica del lavoro compiuto da AEEGSI per il dimensionamento della componente a copertura degli oneri finanziari. Una circostanza abbastanza peculiare nella quale il massimo organo della giustizia amministrativa discute nel merito le scelte tecniche di una Authority indipendente, che certamente ha nel suo bagaglio le competenze necessarie a espletare il suo mandato.

Un unicum che certamente può essere giustificato solo alla luce della delicatezza della decisione che investiva, secondo i proponenti il ricorso, la corretta interpretazione della volontà popolare espressa dal referendum.

Facendo propri gli esiti della perizia il CdS consacra tre principi basilari:

• il metodo tariffario adottato da AEEGSI è “certamente attendibile, ragionevole e coerente con le conoscenze dell’economia industriale, ed è anche in linea con la pratica della regolamentazione in Italia e all’estero”;

• i parametri determinati per il calcolo degli oneri finanziari rientrano “nei limiti di attendibilità e ragionevolezza determinati dalle conoscenze dell’economia industriale” e non “presentano duplicazioni di fattori di rischio già considerati in altre parti” della regolazione;

• i “coefficienti in concreto determinati non implichino alcuna illogica sovrastima del fattore di rischio all’interno della componente di copertura della rischiosità”

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